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Il curioso caso dell’anzianità

Nel 1890 esce uno dei romanzi più conosciuti di Oscar Wilde, “Il ritratto di Dorian Gray”, nel quale il protagonista stipula un patto con il demonio, grazie al quale rimarrà eternamente giovane e bello, mentre un quadro che lo rappresenta mostrerà con gli anni i segni della decadenza fisica e della corruzione morale del personaggio.

Successivamente, nel 1922 Scott Fitzgerald raccontava la vita di un bizzarro essere umano, Benjamin Button, nato con l'aspetto di un ottantenne che crescendo, invece di diventare ancora più vecchio, ringiovanisce.


Da quasi venti anni, sulla stessa linea, all’Istat si snoda una farsa secondo cui gli anni di lavoro passano, ma i contratti invece rimangono giovani.

Farsa che ha tra gli attuali attori, un altezzoso Antonucci e che è costellata di numerose cause portate avanti con testardaggine dall’istituto fino in cassazione, e puntualmente perse, con tutti i disagi che ciò comporta a un/a collega che deve sostenerle.


Rientra in questa opera teatrale un estratto dell’ultimo CCNL Istruzione e Ricerca 2016-2018 in cui è scritto:

In caso di assunzione a tempo indeterminato, i periodi di lavoro con contratto a tempo determinato già prestati dal dipendente presso la medesima amministrazione, con mansioni del medesimo profilo e area o categoria di inquadramento, concorrono a determinare l’anzianità lavorativa eventualmente richiesta per l’applicazione di determinati istituti contrattuali.”


Frase che a quanto pare ha bisogno di un’interpretazione nonostante sembri così chiara. Tale interpretazione viene richiesta dal nostro zelante Antonucci all’ARAN, un ente i cui pareri non sono dettati da riflessioni dal punto di vista giuslavorista ma da motivazioni esclusivamente contabili.


E infatti il risultato di questa richiesta di chiarimenti quale è stato?

Di aver aggiunto altri due anni di attesa, per veder riconosciuta un’anzianità lavorativa che in alcuni casi (vedi l’ultima tornata di precari assunti tra metà 2017 e inizio del 2018), era già stata riconosciuta e poi ritirata in occasione della firma del contratto. Il che ha comportato una riduzione di salario per i III livello e la perdita di 6 giorni di ferie in tre anni sia per gli stessi ricercatori-tecnologi e sia per gli CTER, in un periodo in cui l’amministrazione ha già fissato le date di 7 giorni di ferie dei suoi dipendenti, imponendo la chiusura forzata dell’istituto.


Quello che è stato presentato a seguito della risposta fumosa da parte dell’ARAN è una proposta di transazione all’avvocatura (con annessa task-force sull’argomento), che vede l’anzianità riconosciuta solo ai contratti stipulati dal 24 ottobre 2001 in poi, relegando quindi a contratti minori o non degni di nota quelli stipulati precedentemente, in cui non vengono riconosciuti i giorni di ferie persi per nessuna categoria dei neo assunti, in cui gli CTER neo-assunti non vengono nemmeno citati e l’amministrazione non sente neanche l’esigenza di spiegarne il perché.


Oggi, Mercoledì 27 febbraio si è rappresentato l’ultimo atto di questa lunga pièce teatrale in cui, oltre all’amministrazione e ai sindacati ammessi ai tavoli di contrattazione, c’eravamo anche noi di CLASP e i "Colleghi/e per il riconoscimento dell’anzianità pregressa" che da un anno e mezzo portano avanti questa vertenza.


Le risposte dell’amministrazione rimangono molto vaghe: verrà fatta una ennesima proposta di transazione all’Avvocatura generale estendendo il limite dell’anzianità di servizio al 10 giugno 1999, lasciando quindi fuori comunque tutti i colleghi assunti prima di quella data.


Per quanto riguarda invece le ferie dei neo assunti, la proposta dell’amministrazione all’Avvocatura non è ancora chiara. Ciò che si dà per certo è che comunque non riguarderà in alcun modo le ferie del personale CTER neo assunto.


Crediamo sia il momento di diventare attori e attrici più attivi/e di questa farsa che deve essere chiusa nel minor tempo possibile, riconoscendo a tutti/e ciò che gli spetta con l’azione diretta senza farsi abbindolare da quei sindacati che indicano come unica soluzione un ulteriore ricorso alle vie legali tramite, chiaramente, i propri avvocati. E visto che il nostro nuovo presidente si auspica “l’inizio di una nuova stagione contraddistinta, per tutti noi, da tante soddisfazioni e da un costante arricchimento delle molteplici professionalità che operano in Istat” sarebbe il caso di chiamarlo in causa dato che ad oggi la nuova stagione è contraddistinta da un impoverimento nei confronti del personale dell’istituto.