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Perché difendiamo l’accesso dei non-dipendenti ai parcheggi di Via Tuscolana?

Nella periferia della produzione statistica, da qualche giorno si sta sollevando un acceso dibattito intorno alla possibilità che l’Amministrazione vieti l’ingresso al parcheggio di Via Tuscolana alle automobili di chi non è dotato del tesserino di dipendente Istat.

Questa misura, arbitraria e discriminatoria, colpisce i lavoratori degli appalti e i consulenti informatici che lavorano, in un numero relativamente alto, in quella sede, essendo di supporto ai colleghi DCIT.


La decisione, che per il momento sembra essere rimandata anche grazie alle pressioni esercitate da diversi lavoratori, deriva dall’aumento del traffico di automobili e dalla necessità (pare imprescindibile) di restringerlo per questioni di sicurezza. Poiché la congestione è frutto, anche, dell’assenza di delimitazione dei posti auto, facciamo sinceramente fatica a capire in che modo si possa ritenere risolta la questione sicurezza con la sola esclusione di un certo numero di consulenti, continuando a mancare una quantificazione dei posti auto effettivamente disponibili e uno strumento capace di misurare gli ingressi.


Proviamo a mettere un paio di punti fermi.

La sede di Tuscolana è una sede accessibile dalla linea Metro A. Questo dovrebbe essere un requisito obbligatorio nella scelta di una sede, per non incoraggiare l’uso dell’auto privata quando è possibile ricorrere ai mezzi pubblici.

La sede di Tuscolana ha uno spazio adiacente già allestito, solo in parte, ad uso parcheggio. La proprietà non ha mai formalmente concesso questo spazio all’Istat, che però lo utilizza a tal fine. Sicuramente è un vantaggio rispetto ad altre sedi e, non essendo la rete di Trasporto Pubblico di Roma esattamente di facile accessibilità per tutte le zone della città, consente anche a colleghi che arrivano da aree periferiche di godere di uno strumento che facilita significativamente la conciliazione di vita e lavoro.


Se questo spazio esiste, dovrebbe essere garantito in primo luogo ai colleghi diversamente abili e/o con difficoltà motorie. Gli altri a poterlo utilizzare sono i lavoratori assegnati alla sede di Via Tuscolana, siano essi dipendenti Istat o meno. Può sembrare strano che ad affermarlo sia chi ha appena sostenuto una battaglia per limitare l’utilizzo delle consulenze nella DCIT ed è fortemente contrario ad ogni esternalizzazione del pubblico, ma il fatto è che quando questi appalti esistono (e spesso esistono perché riempiono buchi organizzativi strutturali creati più o meno ad arte), i loro lavoratori sono lavoratori come noi, che ci sostengono nel sostenere i compiti istituzionali dell’Istituto e –a partire dalle piccole cose- non possono essere trattati (più di quanto già non lo siano) come lavoratori con minori benefici, perché questa è la migliore strategia per incoraggiare le esternalizzazioni.


Come uscirne? Se il parcheggio di Via Tuscolana funziona male è anche perché NON è ancora un parcheggio. Renderlo un parcheggio richiederebbe la formalizzazione di un accordo con la proprietà ed una sistemazione dei posti disponibili. Solo allora si potrebbe attuare una regolazione dei flussi, avendo stimato i posti disponibili. Questo si potrebbe fare in tempi brevi, chiedendo che il ripensamento dell’area di sosta avvenga senza impermeabilizzazione del suolo, così da essere più sostenibile anche da un punto di vista ambientale.