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Geopolitica del parcheggio nella sede ISTAT a Tuscolana: intervista a Remo Caracciolo

Aggiornato il: 27 lug 2020

<<Chi governa l’Europa orientale, comanda l’Heartland; chi governa l‘Heartland, comanda la massa territoriale eurasiatica; chi governa la massa eurasiatica, comanda il mondo>> . Cosi scriveva Halford John Mackinder in The Geographical Pivot of History, testo del 1904 alla base delle prime teorie geopolitiche. Il geografo del Lincolnshire, però, non poteva avere consapevolezza dell’assordante parzialità che la sua deduzione avrebbe assunto 115 anni dopo, né lui né tanto meno chi dopo di lui per tutto il ‘900 ha contribuito agli studi e alle ricerche geopolitiche seguendo filoni spesso diametralmente opposti, da Karl Ernst Haushofer a Nicholas Spykman, da Yves Lacoste a Zbigniew Brzezinski, solo per citarne alcuni in maniera del tutto randomica. Oggi, infatti, nell'era più complessa per la comprensione geopolitica del reale, s’impone prepotentemente la necessità di dare pieno riconoscimento all'emergere di atti, fatti, equilibri e attori in gioco in un’area geografica inedita per le scarse dimensioni geografiche ma enorme per il portato politico internazionale, nettamente molto più pivotale della massa eurasiatica sullo scacchiere globale: il parcheggio della sede ISTAT di Via Tuscolana.


Ne abbiamo parlato con Remo Caracciolo, fratello del più famoso Lucio Caracciolo (direttore della nota rivista di geopolitica Limes).


Caracciolo, possiamo parlare di un “The Newest Great Game” sul territorio del parcheggio ISTAT a Tuscolana?

Diciamo che si sta profilando un conflitto geopolitico a bassa intensità che ricalca quello in Asia Centrale tra i grandi attori globali, USA e Russia, dopo la dissoluzione dell’URSS per accaparrarsi la gestione, o quantomeno l’influenza, su giacimenti di petrolio e gas, gasdotti ed oleodotti. Lutz Kleveman sul New York Times nel 2004 lo definì “The New Great Game”, quindi quello a Tuscolana forse potremmo davvero chiamarlo “The Newest Great Game”, anche perché, se da una parte sembra tendere a riprodurre dinamiche consolidate nello scontro globale per l’Asia Centrale, dall'altra assume modalità nuove, soprattutto dal punto di vista tecnologico.


Amministrazione, Società proprietaria del parcheggio, sindacati, dipendenti ISTAT, collaboratori, lavoratori dei servizi logistici: diversi sono gli attori in campo. E’ possibile definire in maniera certa le loro posizioni nel conflitto? Quali le possibili alleanze?

Viviamo nell'era dell’informazione, della massima interconnessione e interdipendenza in tutte le dimensioni sociali e politiche esistenti, e tutto ciò vale anche per ciò che sta accadendo nella vicenda parcheggio Tuscolana. Gli stessi commentatori geopolitici fanno fatica a “fotografare” le posizioni dei soggetti in campo, perché la questione evolve a velocità impensabili. C’è sicuramente un potenziale fronte comune dipendenti ISTAT – collaboratori – lavoratori dei servizi logistici per costruire un’egemonia sul parcheggio, ma spinte conservatrici e reazionarie da parte di alcune sigle sindacali, tese a riservare il parcheggio solo ai dipendenti, minano costantemente la compattezza di quest’alleanza.


Un conflitto inedito, perciò.

Assolutamente sì. Nulla di mai visto. Palestina, Balcani anni ’90, caos libico post-Gheddafi, Siria, Donbass, sembrano casi studio lineari rispetto a ciò che sta succedendo nella sede ISTAT di Tuscolana.


Quale ruolo per le autorità costituite? L’Amministrazione ISTAT ha ancora il controllo sul territorio?

Difficile dirlo. Recentemente, sembra aver intrapreso la strada autoritaria. Informazioni riservate che ho appena ricevuto parlano di un recentissimo mail bombing verso i dipendenti con in allegato foto a macchine (con tanto di targa visibile) in presunta violazione degli stalli interni al parcheggio. Violazioni del diritto abbastanza sconcertanti al vaglio degli osservatori ONU. E’ un tentativo piuttosto goffo per tentare un colpo di mano, che in realtà non fa altro che generare confusione e ostacolare il raggiungimento di una soluzione condivisa.


Sembra crescere l’influenza sulla popolazione di leader sindacali o para-sindacali dai toni “sovranisti”

Ulteriore elemento di complessità. Infiammano i lavoratori sventolando slogan “il parcheggio è privato e sorvegliato”, ma in più occasioni hanno dichiarato, come dicevo prima, un presunto diritto esclusivo dei dipendenti ISTAT a parcheggiare, escludendo le fasce di lavoratori meno rappresentate, come i collaboratori, ad esempio. Potremmo definirli “sovranisti del parcheggio”, prendendo a prestito il “sovranismo”, termine molto in voga nel giornalismo politico (non solo italiano) di questa stagione. Il problema è che il loro atteggiamento populista nasconde logiche claniche, di fidelizzazione nascosta dei loro supporters, e quindi di potenziale sfaldamento e ribaltamento del fronte dei lavoratori di cui parlavamo prima.


Siamo di fronte a un nuovo focolaio di destabilizzazione globale?

I presupposti ci sono tutti. La questione sta per essere affrontata dal Consiglio di Sicurezza Onu, e non si esclude un’iniziativa di peace-keeping, rimodulata secondo le specifiche peculiarità di questo conflitto tutto nuovo, e che di conseguenza, potremmo rinominare di peace-parking.


Pepito Sbazzeguti

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