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Smart control

Aggiornato il: 27 lug 2020

Si è da poco conclusa la seconda reboante riorganizzazione adottata dall’Istat nel giro di un quinquennio, foriera di “innovazione, promozione del benessere organizzativo, modernizzazione complessiva dei processi produttivi” (1)

Eppure, se stiamo alle reazioni suscitate dall'avvio della sperimentazione del lavoro agile, la cultura organizzativa del nostro istituto è ferma al tempo dei saloni con le macchine perforatrici, le operaie in camice verde e il supervisore di sala col cronometro in mano.


Nella percezione di gran parte dei direttori, di nuova o reiterata nomina, il dipendente tipo è fondamentalmente un fannullone, che è necessario tener legato alla scrivania perché, se lo si lascia libero, ti frega. Del dipendente tipo non ci si può fidare, non gli si può concedere autonomia lavorativa perché, poi, come lo controllo? Il controllo, appunto, è lo spettro che agita il sonno dei valorosi dirigenti chiamati ad accogliere le richieste di smart working provenienti dai dipendenti loro assegnati.


Dirigenti incapaci di immaginare strumenti di misurazione diversi dal controllo coercitivo, basato sulla sorveglianza in sede, sull'osservazione diretta, sull'uso del cartellino. Dirigenti innamorati del dio tornello, il solo capace di ristabilire equità e merito. Dirigenti desiderosi di controllare il lavoratore, non il lavoro. Dirigenti allergici a meccanismi abilitanti, più efficaci e più rispettosi, quali la flessibilità, la fiducia, l’autodeterminazione del proprio tempo di lavoro, la responsabilizzazione, la gestione per obiettivi. Dirigenti terrorizzati di perdere il controllo sui propri lavoratori, nel momento in cui questi inizieranno a lavorare a distanza.


Il precipitato di cotanto terrore è l’ articolo 11 dell’Accordo individuale che osa affermare: “È compito del dirigente della struttura di appartenenza organizzare una programmazione periodica delle priorità e, conseguentemente, degli obiettivi lavorativi di breve-medio periodo relativamente alle attività svolte dal Lavoratore agile.” Inaudito! Per i dirigenti dell’Istat quello richiesto è un impegno non sostenibile, non compatibile con il lavoro. (cit.)


Ora, qual è esattamente in Istat, non nel resto del mondo, il lavoro di un dirigente, se la definizione delle attività, la pianificazione degli obiettivi, la programmazione dei processi, la distribuzione dei carichi di lavoro, il monitoraggio degli avanzamenti sono attività incompatibili con il proprio lavoro? Attività che, a quanto pare, non costituiscono parte integrante del loro ordinario è che necessario adottare ex novo per quei lavoratori che chiedono il lavoro agile.

Il proliferare di autorizzazioni all'ingresso in giorni di chiusura, di prolungamenti orari, di straordinari, di monte ore a tripla cifra, si inserisce esattamente in questo solco e ha come origine l’inadeguatezza dei dirigenti di questi istituto.


Meriterebbero un premio, se non avessero già assicurate le retribuzioni di risultato!



(1) Se vi appassionano le parole vuote e un po’ pompose, nei documenti riguardanti la modernizzazione diffusi sulla Intranet abbiamo trovato anche: Vision Implementation Group, commodity, INS, web 2.0, prosumer, project management, advisory board, Business Architecture, governance, frammentazione organizzativa, stovepipe, risk management, carta di qualità, cantieri di lavoro, portfolio, demand management, eterogeneità di soluzioni procedurali, Business Lines…

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