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Lettera aperta al Prof. Gian Carlo Blangiardo

Aggiornato il: 12 set 2019


Prof. Blangiardo,

Nei giorni passati (quasi) tutte le organizzazioni sindacali le hanno indirizzato una lettera aperta, piena di doglianze, speranze e raccomandazioni. Ora che Lei ha incontrato tutti i segretari nazionali delle centrali sindacali e che ha benevolmente salutato i dipendenti in giro per le sedi (venendo a conoscenza –ci dicono che ce ne sono più di 5), anche Noi prendiamo parola.

Siamo una piccola associazione sindacale, che si è conquistata la sua credibilità lottando per cancellare la precarietà da questo Istituto. Se ci avessero detto, quando eravamo precari e precarie che saremmo stati stabilizzati per essere diretti subito dopo da un intellettuale di riferimento del partito guida della Nuova Destra Europea ci saremmo messi a ridere. Ora è successo.

E non ridiamo.

Il motivo per cui abbiamo scelto questo lavoro è l’idea di una Statistica Pubblica pronta a misurare i bisogni invisibili per farli emergere, non di un metro che serve a costruire un letto di Procuste da cui tagliare le parti indesiderate della Società (oggi gli stranieri, gli omosessuali, domani chissà i cittadini del Mezzogiorno?).

Ci sono alcune cose che vengono prima. Prima dell’organizzazione dei tempi di lavoro che sta riportando questo istituto all’idea di un’attività intellettuale misurata col cronometro alla scrivania. Prima dei soldi che mancano dalle nostre buste paga perché la Ministra della Funzione Pubblica non vuole rinnovare i nostri contratti, e di quelli che non ci sono perché dirottati all’avanzo del nostro bilancio anche se dovuti. Prima dei colleghi che vanno in pensione e non vengono rimpiazzati. Ci sono cose che vengono prima e sono quei valori attorno a cui si ritrova una comunità, professionale o meno, per poi dividersi sul resto. Quei valori non sono rappresentati per Noi dalla nascita o dal sangue, che non si scelgono e contano solo nel determinare gli svantaggi per un individuo ma dalla solidarietà, che è una scelta di campo, e serve a correggerli quegli svantaggi. Quindi non abbiamo, in fondo, niente da dirle perché non parliamo proprio lo stesso linguaggio. Ciò non significa che non ci incontreremo, scontrandoci, nel tempo che ci rimane, ma Lei non sarà mai il Presidente che un istituto pubblico di statistica meriterebbe.


Ci Vediamo in Assemblea


Coordinamento Lavoratori e Lavoratrici della Statistica Pubblica