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Nuovo Contratto Nazionale: un'occasione persa

Aggiornamento: 24 gen 2019


La firma del nuovo Contratto Nazionale del Comparto Scuola che comprende, oltre agli Enti di Ricerca, la Scuola e l’Università è avvenuta in un clima di caccia allo “Statale” ed  ha avuto il significato di una mancia elettorale erogata per tentare, inutilmente, di convincere i dipendenti pubblici a votare la compagine governativa di turno.

Dell’unitarietà del nuovo compartone della conoscenza quasi non c’è traccia se si eccettua una lunga sezione disciplinare, fortemente punitiva, che rispecchia ciò che il passato Governo realmente pensa dell’impiego pubblico e che rappresenta la brutale contropartita all’insufficiente aumento degli stipendi.

La nuova parte disciplinare adegua, in chiave peggiorativa, il CCNL  al nuovo Testo Unico  del Pubblico Impiego, concedendo alle amministrazioni il ruolo di arbitri incontrastati nella valutazione dei comportamenti da punire e prefigurando un futuro in cui si viene licenziati “in televisione” dal Presidente del Consiglio per fattori che non hanno niente a che vedere con ragioni di servizio, come è già successo nel caso della maestra di Torino .

Fedele ad un vizio antico, il CCNL amplia inopportunamente le  possibilità di inaugurare una  nuova stagione di precarietà all’interno della pubblica amministrazione.

Si introducono i contratti di somministrazione lavoro a tempo determinato con la concessione dell’accesso al trattamento accessorio vincolato al raggiungimento di obiettivi di performance.

Si riduce a 36 mesi la durata massima dei contratti a tempo determinato salvo prevedere la possibilità di reiterarli con uno stacco di soli 10 giorni tra un contratto e l’altro.

Si stabilisce un tetto annuale al numero massimo di contratti a termine (pari al 20% del personale a tempo indeterminato in servizio) ma le casistiche esenti da questo 20% diventano pressoché infinite: attivazione di nuovi servizi, processi di riorganizzazione, introduzione di nuove tecnologie.

Si ricomprendono nelle esigenze straordinarie e temporanee che autorizzano l’attivazione di contratti a TD anche le sostituzioni per maternità o congedi parentali.

Non c’è traccia della tenure track e, in opposizione alla stessa Riforma Madia, viene abrogato l’Art. 5 del vecchio CCNL (peraltro mai applicato) rendendo persino esplicita l’impossibilità di trasformazione dei contratti a termine in contratti a tempo indeterminato.

Proposte

1. Stesura di una piattaforma elaborata dai lavoratori per il rinnovo del prossimo CCNL.

2. Recuperi salariali ed aumenti congrui che riportino il potere d’acquisto a quello del 2009.

3. No alla liberalizzazione nell’utilizzo di forme di precarietà.

4. Ridefinizione degli inquadramenti per i Dipendenti della Ricerca Pubblica che rifletta realmente mansioni e competenze richieste dal lavoro quotidiano. (non esistono più gli addetti alle macchine perforatrici).

5. Abolizione delle modalità di tassazione automatica della malattia e dei premessi per le visite mediche.