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Politiche per ricerca e formazione: si può fare!

Aggiornamento: 24 gen 2019


In un’epoca in cui la crisi economica ha dimostrato la necessità di ripensare complessivamente la società e di mettere ordine in un mondo della produzione dell’informazione sempre più parcellizzato e contraddittorio, diventa essenziale disporre di una rappresentazione indipendente dei fenomeni sociali, economici, ambientali e culturali, attraverso una Statistica Pubblica autorevole veramente al servizio della società e svincolata dai desiderata dei Governi. Una Statistica Pubblica in grado di contribuire fattivamente alla comprensione e alla lotta contro le disuguaglianze, l’esclusione sociale, le discriminazioni di classe, etniche, nazionali, culturali e di genere

Rafforzare e difendere il ruolo dell’Istituto Nazionale di statistica, e metterlo nelle condizioni di poter rispondere alle sfide poste dall’aumento di complessità delle società contemporanee, implica una riflessione profonda che guarda all’impatto che l’attività dell’Istituto ha al suo interno come al suo esterno.

Occorre in primo luogo guardare  alla produzione statistica, in particolare di quella non soggetta a regolamentazione nazionale ed internazionale, in un’ottica di miglioramento della qualità e dell’esaustività dell’informazione in settori di particolare rilevanza per la crescita culturale, sociale ed etica del Paese. La raccolta e la costruzione della domanda di informazione statistica sottintende l’implementazione di forme di partecipazione vera della cittadinanza. Ad oggi la Commissione per gli Utenti dell’Informazione Statistica costituisce un orpello poco più che formale per scambi istituzionali. Solo ripensando in modo radicale il ruolo propositivo e di verifica della comunità degli utilizzatori dei prodotti della statistica ufficiale si potrà provare a vincere la sfiducia montante per un sistema informativo frammentato, talora non rispondente alle esigenze conoscitive e mal compreso anche perché utilizzato in modo strumentale e propagandistico dalla Politica.

Occorre accendere i riflettori sulle politiche di “cooperazione internazionale” dell’Istituto: negli ultimi anni l’ISTAT ha attivato, in stretto coordinamento con altri organismi come il Ministero degli Affari Esteri, una serie di progetti di cooperazione con paesi governati da regimi politici che violano in modo eclatante i diritti umani, politici, religiosi di minoranze interne o dell’intera popolazione (Myanmar, Egitto, Etiopia, Turchia). Crediamo ci sia bisogno di una riflessione aperta sul tema e di iniziative concrete di rifiuto della “collaborazione statistica” con Stati e governi che si rendono colpevoli di tali violazioni

In secondo luogo è necessario implementare politiche interne in grado di valorizzare il ruolo della ricerca libera (slegata dalle immediate esigenze produttive) e garantire che i risultati delle attività di ricerca possano vivere all’interno del dibattito della comunità scientifica attraverso un finanziamento adeguato per la partecipazione a conferenze e workshop.

Occorre potenziare e promuovere la formazione, con l’obiettivo di assicurare al personale di tutti i livelli professionali l’aggiornamento continuo della propria formazione di base, attingendo in primo luogo alle competenze già presenti all’interno dell’Istituto per le attività di docenza.

Proposte

1. Riforma degli organi previsti dal DPR 166 del 2010, sul riordino dell’Istat, per la raccolta della domanda di informazione statistica.

2. Possibilità di disporre di una quota del tempo di lavoro (10%) da dedicare ad attività di ricerca libera o per partecipare a progetti di ricerca indipendentemente dal livello di inquadramento.

3. Finanziamento delle attività di partecipazione a conferenze nazionali e internazionali, indipendentemente dal livello di inquadramento.

4. Pianificazione e arricchimento dell’offerta formativa interna anche su proposta dei lavoratori. Trasparenza, universalità e sua piena esigibilità attraverso la pubblicazione della banca dati dei partecipanti ai corsi.

5. Messa a regime della Banca dati delle competenze per la ricognizione dei formatori interni a cui attribuire le docenze.