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Cent’anni e non sentirci

  • 22 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Ricorre quest’anno il Centenario della fondazione dell’Istituto nazionale di statistica. Crediamo che questo appuntamento non possa e non debba trasformarsi in un vuoto rituale autocelebrativo da accogliere con le monete commemorative.  

Un secolo di storia merita di più: merita un’istituzione capace di mettersi in ascolto e di ripensare profondamente il proprio ruolo.

“Contiamo l’Italia, contiamo per il futuro” è il claim scelto per promuovere il Centenario e rafforzare la fiducia nei numeri della statistica ufficiale.

L’Istat sembra però dimenticare che quei numeri non nascono nel vuoto. Sono il frutto del lavoro quotidiano di rilevatori e rilevatrici che garantiscono la qualità del dato, pur operando all'interno di un sistema di appalti al massimo ribasso. Colleghi e colleghe che rappresentano il volto dell’Istituto presso le famiglie italiane, ma che vivono condizioni lavorative ed economiche sempre più critiche, mediati da società private che si alternano di bando in bando.

Nell’anno del Centenario, lo sforzo che l’Istituto deve compiere non è di marketing, ma di visione strategica. Chiediamo che si avvii un percorso credibile per:

  • La messa in sicurezza dei dati, che passa inevitabilmente attraverso la stabilità di chi li raccoglie;

  • La dignità professionale, garantendo condizioni economiche e organizzative adeguate a chi svolge una funzione essenziale;

  • L'internalizzazione della funzione core: è necessario disegnare un piano concreto per superare la precarietà strutturale e riportare la raccolta dati sotto il controllo diretto dell'Ente.

Si rende giustizia ad un secolo di attività solo mettendosi in discussione. Onorare la storia dell’Istat significa superare l'attuale sistema di affidamento delle gare, valorizzare il lavoro sul campo e, finalmente, ascoltare la voce di chi lavora per l’Istituto con competenza e serietà.

Al di là dei proclami, il futuro della statistica ufficiale dipende dalla qualità del lavoro, che deve tornare ad essere un valore, non un costo da appaltare.



 
 
 

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