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Di nuovo in piazza, per il pane e le rose!

Sono mesi complicatissimi, i primi, timidi segnali di fuoriuscita dalla pandemia lasciano intravedere chiaramente un ritorno delle contraddizioni eco-socio-economiche che hanno generato questa crisi sindemica planetaria, a cui si aggiunge la beffa di aver dovuto persino subire la retorica secondo la quale ne saremmo usciti migliori...


Invece il mercato del lavoro riprende grazie alla precarietà, i morti sul lavoro si rincorrono allo stesso ritmo della crescita economica e, le proposte contenute nel PNRR per uscire dalla crisi sono un concentrato di neoliberismo spinto con l’aggravante che la crisi climatica - oramai visibile a occhio nudo- è problema completamente accantonato e subordinato alla ripresa dell’economia capitalista.


Nel settore pubblico, dopo aver proposto la sua versione conciliante nella cucina di casa, il Ministro della pausa pranzo Brunetta è prontamente ritornato all’insulto, per ricordarci che bisogna tornare alla normalità.

Quindi, avanti su “dipendenti pubblici in vacanza durante la pandemia”, sciocchezze sul “lavoro a domicilio”, senza fare uno straccio di ragionamento sullo stato di digitalizzazione della PA, e sull’impatto che il lavoro agile può avere non solo per il Benessere lavorativo dei dipendenti, ma anche per gli infernali sistemi urbani che il mondo pre-pandemia ci halasciato in eredità.

È evidentemente più importante inseguire i piccoli/grandi interessi dell’indotto commerciale dei centri cittadini, ridotti a luna park per turisti e macchine mangiasoldi per lavoratori e lavoratrici a suon di buoni pasto (sic!)


La dichiarazione di guerra contro l’ultimo strumento di conciliazione - introdotto massicciamente dalla ministra Dadone per rispondere all’emergenza sanitaria ma anche per delineare un nuovo modello organizzativo del lavoro dipendente – avviene, tra l’altro, in prossimità del rinnovo del CCNL, rinnovato e scaduto nel 2018 e che di nuovo sarà rinnovato per il triennio 2018-2021 praticamente il giorno prima di iniziare una nuova contrattazione sul 2022/2025. È la prima volta che questa vacanza contrattuale non viene regolamentata neanche da una legge (e del resto come si potrebbe dopo la bocciatura costituzionale dell’ultimo blocco?), in un periodo nel quale l’inflazione dei prezzi risale sopra il 2%.


Il magro patto al vertice dello scorso Dicembre tra Brunetta e segretari confederali ci riserverà – se andrà bene - i soliti 80 euro, del tutto insufficienti al recupero di quanto perso in questi anni in termini di potere d’acquisto. Le piattaforme presentate dalle Organizzazioni Sindacali confederali delegano il recupero salariale agli avanzamenti di carriera, a loro volta legati alla riscrittura dell’inquadramento giuridico dei profili negli EPR, per renderli più simili a quelli dell’Università. Questo discorso, se da un lato promette molto a quasi tutti/e, dall’altro per essere reale è subordinato allo stanziamento di risorse di cui al momento non vi è alcuna traccia.


Per questo abbiamo deciso di aderire allo sciopero unitario delle organizzazioni sindacali di base proclamato per lunedì 11 Ottobre.


Lo faremo dandoci appuntamento davanti alla sede centrale di Via Balbo 16 per rivendicare:


· Tutela della salute: il Lavoro Agile deve continuare a rimanere la modalità lavorativa prevalente fino al termine dell’emergenza sanitaria, a tutela della salute dei singoli e della collettività;


· Autonomia e flessibilità nella PA per il lavoro agile: non possono essere stravolti e smontati i POLA presentati alla fine del 2020 con cui la nostra amministrazione ha pianificato, tenendo conto dell’impatto positivo del lavoro da remoto di quasi 24 mesi, l’adozione di policy di flessibilità modulare tarate sulle esigenze di flessibilità dei singoli lavoratori;


· Incrementi economici: ottenere un CCNL che preveda incrementi stipendiali significativi per tutte e tutti che coprano realmente gli aumenti del costo della vita.