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Elezioni europee: quale voto e quanto vuoto

Aggiornato il: 27 set 2019

Quando ci dissero, con fare paternalistico, che bisognava entrare in Europa, molti di noi capirono che si tentava la grande migrazione verso il quarto satellite di Giove: Europa, per l’appunto. Noi pensavamo di partire, migrare, espatriare e invece siamo rimasti fermi e immobili come il semaforo del Prodi guzzantiano.

Ci prospettarono, con l'ingresso in Europa, il superamento delle barriere, dei confini, delle dogane: roba dell’altro mondo! Ed è proprio per questo che pensavamo di andarci, all’altro mondo, non tanto nell’accezione del passaggio a miglior vita, quanto in quella di un bel trasferimento su di un altro corpo celeste. Insomma non partimmo, mentre ci ritrovammo, ogni quinquennio che il Padreterno manda sulla Terra, con il fatidico dilemma: che votamo alle europee?


Una rogna da niente… Anche perché l’Europa appare bruttissima, lontanissima e cattivissima. Una sorta di nemesi dell’acqua levissima. Che fare? Chi non vota da tempo ha già deciso: non vota manco stavolta. Ma chi ha ancora un briciolo di educazione civica, in tempi in cui mancano sia l’educazione sia il civismo, ha una bella gatta da pelare che, una volta pelata va pure votata. Insomma, come si possono aiutare sti accaniti del voto? Il consiglio è sempre quello tamariano del “va’ dove ti porta il cuore”. Il cuore può contrastare la pancia, il cui voto è molto in voga negli ultimi tempi. Cuore contro pancia; e il cervello? Il cervello suggerisce, fatte le dovute deduzioni logiche e considerando lo scarso materiale votabile, che sarebbe cosa buona e giusta, in questi casi, indicare il meno peggio. Ma a forza di votare il meno peggio, il peggio ha avuto la meglio. Comunque stiamo sempre lì: più o meno Europa? Più o meno UE? Più o meno: Uè, jamm bell!


È in questi casi di confusione imperante che il dadaismo può darci conforto. Quindi prendiamo un dado; abbiniamo ai numeri da 1 a 6 i partiti in lizza; tiriamo il dado per scegliere e per far sì che il caso ci illumini: perché il caso c’entra sempre, soprattutto quando pare proprio che non c’entri un caso. Fatto? Detto alla Muciaccia. Sì, ma i partiti sono molto più numerosi delle facce di un dado e le facce dei candidati sono facce da... dado!


Intanto guardo i bollini sulla tessera elettorale e penso alle raccolte punti nei supermercati con le quali qualcosa, alla fine, ti regalavano: una pentola, una tovaglia, un set di asciugami… In realtà l’omaggio te l’eri già abbondantemente pagato a forza di sostanziosi scontrini, almeno però vivevi nell’illusione che qualcosa ti venisse dato in cambio di una presunta, ma anche provata, fedeltà seppur commerciale. Nel frattempo è venuta meno anche quell’illusione perché adesso, per aver una mezza stoviglia da un supermercato, dopo aver fatto tot volte la spesa e aver premurosamente raccolto i punti, comunque devi metterci sopra altri soldi. Così anche i bollini sulle nostre tessere elettorali raccontano di un’illusione ormai tristemente svanita. In questi anni i soldi però ce li abbiamo sempre messi e continueremo a metterceli per i prossimi. Aridateceli, maledetti!


Roy Batty