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No alle sospensioni sanitarie

Domani entrerà in vigore l’obbligo vaccinale per tutti i cittadini over 50, con una serie di sanzioni economiche previste per i non vaccinati. Da domani tutti i lavoratori dipendenti, sia del settore pubblico che di quello privato, che hanno compiuto 50 anni non potranno accedere al posto di lavoro senza il green pass “rafforzato”, ovvero senza essere vaccinati o guariti dal Covid. Chi accede sprovvisto di quest’ultimo è passibile di una sanzione fino a 1500 euro, che raddoppia in caso di reiterazione. Il lavoratore senza GP rafforzato viene sospeso dal lavoro, senza diritto anche parziale alla retribuzione, e può essere sostituito per una durata di 10 giorni, rinnovabili. Tutto questo, per ora, fino al 15 giugno 2022.


Si tratta della misura più grave presa durante la gestione dell’epidemia, ed è totalmente inedita.


Fino ad oggi le uniche situazioni per cui era prevista una sospensione cautelare riguardavano i lavoratori colpiti da misura restrittiva della libertà personale o coinvolti in procedimenti giudiziari relativi a una serie di gravi reati per cui fosse previsto, in caso di condanna, il licenziamento. In questi casi era comunque mantenuta una retribuzione parziale.


Non ci sono distinzioni relative alla natura del lavoro effettuato e del grado di rischio per sé o per gli altri che questo lavoro comporta per il lavoratore non vaccinato. Non si tratta di una misura che riguarda la sicurezza dei luoghi di lavoro, ma di un vero e proprio embargo economico totale per costringere alla vaccinazione i renitenti.


Non c’è bisogno di essere no-vax né iscritti ad ambigui sindacati creati da personaggi legati alla destra estrema per rifiutare la logica e le conseguenze di questa misura discriminatoria gravissima. Anche chi è convinto (come noi) dell’importanza della vaccinazione deve capire e accettare che esista una minoranza che non vuole vaccinarsi, per ogni ordine di ragioni. Si tratta di capire, in modo differenziato a seconda del lavoro e della situazione, come tutelare la sicurezza collettiva e le scelte individuali. Il fatto stesso che l’Italia continui ad essere allo stesso tempo il paese con tassi di vaccinazione e di mortalità Covid più elevati, ci dice che la vaccinazione è solo un pezzo del puzzle: le condizioni di salute della popolazione e della nostra sanità pubblica in generale dipendono da decisioni e responsabilità ben più ampie e gravi di quelle dei non vaccinati.


Ci avevano detto che l’ingrediente fondamentale di una democrazia è quello di accettare l’esistenza di minoranze: qui invece sembra profilarsi una specie di “democrazia totale”, in cui chi si sottrae alle misure di volta in volta decise diventa un nemico assoluto e corre il rischio di essere espulso dalla comunità.


Un utile nemico in quella che avevamo chiamato la guerra del PIL. Mentre il ministro Brunetta anticipa con intuizione profetica le stime della crescita italiana per il 2021, grandi nubi si addensano all’orizzonte: l’inflazione sta mangiando ogni mese di più il potere d’acquisto dei nostri salari fermi da anni, la crescita economica è legata a misure di cortissimo respiro e spesso del tutto truffaldine, il miracoloso PNRR non sarà poi forse così miracoloso.


Di fronte a questo scenario l’accanimento contro il nemico no-vax e il perdurare dello stato di emergenza oltre l’emergenza, già archiviata con lo smantellamento progressivo di tutte le misure di contenimento, diventa il mezzo per impedire qualunque opposizione.